Dopo il trionfo con il Milan

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La qualificazione alla competizione internazionale è ormai vicina: il tecnico friulano potrebbe restare sulla panchina azzurra con una squadra rafforzata. Occorre un regista di centrocampo, una punta da affiancare a Zalayeta e due difensori di peso.
Il Napoli ha fatto la sua ennesima vittima eccellente al San Paolo. Ieri pomeriggio anche il Milan ha dovuto soccombere: il risultato finale (3 a 1) non lascia dubbi e probabilmente i rosseneri dovranno dire addio alla Champions dopo diversi anni di qualificazioni e vittorie. E solo adesso i media si accorgono del piccolo miracolo compiuto da Eddy Reya, friulano gentile, ma tanto tenace: all’inizio del campionato qualche critico aveva avanzato forti dubbi sulla qualità dell’organico della squadra e del modulo di gioco dell’allenatore. Si era parlato anche di possibile coinvolgimento nella lotta per la salvezza e qualcuno avanzava il possibile ritorno in B: bene, i critici, che forse aspettavano Reja al varco "reo" di aver trionfato con due promozioni consecutive dalla C1 alla A, sono stati serviti con tanto di barba e capelli. Raggiungendo l’ottavo posto a due punti di vantaggio dal Genoa il Napoli "rischia" un’inaspettata qualificazione diretta in Coppa Uefa, scavalcando i preliminari dell’Intertoto: bisognerà però aspettare il responso della Commissione delle Licenze Uefa di secondo grado sull’Udinese, dopo la bocciatura delle "zebrette" friulane da parte di quella di primo grado.
Domenica scorsa in una tv privata napoletana, Teleluna, avevamo descritto come avrebbe dovuto giocare la squadra azzurra contro quella guidata da Carlo Ancelotti, con la sua unica arma efficace: il contropiede, perfettamente attuabile con il 3-5-2, che con il suo folto centrocampo avrebbe creato problemi al Milan e fatto scattare le "frecce" Hamsik e Lavezzi. Reja ha saputo sfruttarlo al massimo contro il diavolo berlusconiano: l’apoteosi di questa tattica è stata raggiunta con il gol capolavoro di Hamsik, su cui nessun giocatore rossonero ha saputo opporre resistenza. Avevamo detto che occorreva però un attaccante di peso che potesse mettere in difficoltà la difesa avversaria e coordinarsi con Lavezzi. Il "Pocho" non è una prima punta: è un "guastatore" che parte da centrocampo con le sue galoppate fulminee (giocatore dunque perfetto per il contropiede) e deve servire i compagni smarcati oppure cercare il fallo in prossimità dell’area di rigore. Ieri c’era il "Pampa" Sosa (a proposito, ma perché lascia Napoli per tornare in Argentina? Non desidera una meritata carriera da dirigente, dopo aver dato tanto come calciatore?) a svolgere il ruolo della punta: la sua assenza si era notata nell’ultima trasferta di Torino, dove Reja aveva schierato Bogliacino dietro Lavezzi come unico attaccante, con risultati poco confortanti. E invece il contropiede azzurro ha demolito il Milan, dopo aver "picconato" le altre grandi: Juventus, Inter, Fiorentina e Udinese. Soltanto la Roma è scampata alla regola del San Paolo vincendo 2 a 0. Resta il rammarico per il pessimo rendimento in trasferta (11 sconfitte, quattro pareggi e sole tre vittorie) e per le "amnesie" in casa con Genoa ed Empoli. Ma si sa, il calcio non è una scienza esatta: il ritorno in serie A è stato comunque più che proficuo. I tifosi napoletani sono però molto esigenti e vogliono sempre di più dal presidente Aurelio De Laurentiis: dopo il fallimento del 2004, volevano subito una squadra protagonista in serie A. E Reja, seppur tra alti e bassi e con qualche tentennamento, ha raggiunto questo obiettivo.
Adesso la società azzurra dovrà subito guardare al futuro. E, a nostro modesto parere, non dovrà incaponirsi sulla scelta di un nuovo tecnico. Meglio confermare Reja, soprattutto se la società si qualificherà direttamente in Uefa: sarebbe la circostanza migliore, poiché l’Intertoto da disputare nei mesi estivi potrebbe creare problemi alla tenuta atletica della squadra. Vorremmo vedere il goriziano all’opera con una squadra ritoccata e rafforzata in alcuni reparti. Ad esempio nel centrocampo, dove occorre un "regista" che guidi la squadra soprattutto nei momenti difficili: purtroppo un calciatore alla Francesco Romano, portato nel 1986 a Napoli proprio dall’attuale direttore generale Pierpaolo Marino e che fu la svolta tattica per la conquista del primo scudetto azzurro, nel campionato italiano (almeno per ora) non sembra che sia reperibile. Forse Cigarini del Parma potrebbe avere le caratteristiche da "cabina di regia": sicuramente Marino lo avrà annotato sul suo promemoria.
Il Napoli dovrebbe cercare all’estero una figura simile, per poter anche variare sulla tattica e il modulo da scegliere a seconda delle caratteristiche dell’avversario. A ciò bisogna aggiungere una punta agile da affiancare a Zalayeta (sperando che la comproprietà non si risolva a favore della Juve) e un paio di difensori di peso.
Le risorse per questi acquisti potrebbero essere trovate probabilmente nei contratti di sponsorizzazione, contornate da qualche cessione di giocatori che apportino discrete plusvalenze. Immaginiamo che il Napoli abbia clausole con i suoi sponsor che prevedano il raggiungimento di obiettivi determinati: la qualificazione Uefa potrebbe portare quindi denari, condizione indispensabile nell’era attuale del calcio a scopo di lucro. Bisogna ricordare però che la partecipazione a questa competizione concede un apporto limitato per i diritti tv: il Napoli potrà incassare quindi solo dalle vendite dei biglietti e dagli sponsor. Ma, se la squadra dovesse svolgere un lungo cammino in Uefa, potrebbe ricevere consistenti introiti al passaggio di ciascun turno: sicuramente le aziende che supportano economicamente la società azzurra, e forse diverse altre, saranno interessate a dare il loro apporto in una prestigiosa vetrina internazionale com’è appunto la Coppa Uefa.

Articolo di Marco Liguori, http://marcoliguori.blogspot.com

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