Fabio Cannavaro:”Quattro scudetti e non ho finito qui”

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Don Fabio secondo, cioè Cannavaro, il primo è Capello se non altro per ragioni anagrafiche, ha la voce un po’ roca. «E per forza dopo tutti i gavettoni a Pamplona e il bagno nella fontana di Cibele a Madrid alle tre e mezzo del mattino…». E allora don Fabio, due titoli consecutivi nella Liga. «Sono quattro gli scudetti uno dietro l’altro, non dimentichiamocelo. Due con la Juve e due con il Real, lo so che qualcuno potrà infastidirsi ma le targhe e le coppe per i successi in bianconero non ci sono state revocate e le ho in bacheca a casa». Cannavaro e Toni, ambasciatori vincenti del calcio italiano. «E tra poco ci sarà anche Grosso campione di Francia con il Lione. Mi dispiace per Zambrotta, sono due anni che gli va male, non è stato semplice per alcuni di noi lasciare il campionato italiano, ma alla fine, visti i risultati, si è rivelata la scelta giusta». Quanto le ha dato fastidio l’espulsione contro l’Osasuna? «Ho provato tanta rabbia per quel secondo giallo dopo pochi secondi dall’inizio della ripresa ma poteva anche starci, però è scattato qualcosa nei miei compagni ed è andata benissimo. Perdono l’arbitro Medina Cantalejo, in fin dei conti ci permise di battere l’Australia grazie al rigore che ci concesse e di andare avanti e vincere il mondiale (risatina)». Più bello il primo titolo nella Liga o questo? «Due emozioni diverse, questo appena conquistato l’ho goduto di più. L’anno scorso non ho disputato una buona stagione, anche grazie a Capello riuscimmo nell’impresa, in questa ho giocato bene, abbiamo il migliore attacco e la migliore difesa». Liga vinta in anticipo, più tempo per riposare in vista degli Europei. «Riposare è un verbo che non mi piace, l’ultima volta che Schuster mi ha fatto tirare il fiato, in occasione della partita col Murcia, mi ha mandato addirittura a casa (altra risata), dopo un anno che giochi sempre è giusto staccare la spina, ma per poco, manca un mese agli Europei, c’è tempo». Da capitano, come sente il polso della Nazionale? «È una squadra tranquilla, fortunatamente nessuno del gruppo azzurro ha subito un grosso infortunio, andremo a giocarci gli Europei con serenità, consapevoli ed orgogliosi di presentarci al via da campioni del mondo, siamo sereni». Del Piero sì, Del Piero no? «Alessandro è un mio grande amico, insieme abbiamo vissuto grandi stagioni nella Juve ed abbiamo condiviso la felicità del mondiale vinto, sta mettendo in difficoltà Donadoni, è un campione che ha pazienza ed umiltà e poi è di un anno più piccolo di me, ma io mi sento più giovane (risata)». Cos’è questa storia dell’allarme zecche in Austria? «Ho già fatto la prima dose del vaccino, ma mi è sembrata un’esagerazione, mi hanno detto che in Germania la situazione zecche era addirittura peggiore e non accadde nulla». Uno sguardo al campionato, l’ha meravigliata il terzo posto della Juve? «No, quando hai campioni come Buffon, Del Piero, Camoranesi, Nedved, Trezeguet come fai a meravigliarti. Alla fine, sono prevalsi i vecchi equilibri, tutto normale dopo Calciopoli». Come giudica il cammino del Napoli? «Un percorso eccellente perché non era semplice, dopo la promozione, salvarsi con un mese di anticipo togliendosi più di una soddisfazione». C’è un azzurro in particolare che le è piaciuto? «Sarebbe facile dire Lavezzi, ho giocato con Blasi e Zalayeta e so quanto valgono, ma quello che ha fatto la differenza è stato il gruppo, tutti bravi, dalla società all’allenatore, ai ragazzi in campo». Inter o Roma, chi vincerà il campionato? «Dico Inter, è stata sempre in testa, è giusto che alla fine i nerazzurri si laureino campioni». Due anni in Spagna vissuti alla grande, anche dal punto di vista ambientale? «La Spagna sta vivendo il suo boom economico, come accadde per noi negli anni Ottanta, ma la cosa che più mi ha stupito è il modo di vivere, con tranquillità, con il gusto del divertimento, qui si lavora anche fino alle dieci di sera, ma quando arriva il venerdì sera, si spengono le luci degli uffici e ci si rivede il lunedì alle dieci del mattino». Meglio in Spagna che in Italia? «Questo no, l’Italia è sempre l’Italia e Napoli, nonostante tutto, è sempre Napoli». La sua famiglia s’è calata nella parte? «Sì e benissimo. Questa esperienza all’estero per i miei figli è stata un regalo grosso così. Andrea, che ha tre anni e mezzo, il più piccolo, alla scuola europea parla inglese con la maestra, in spagnolo con i compagni e quando è a casa parla italiano e napoletano, bravi anche Martina e Cristian, i miei genitori da più di un mese sono qui a Madrid». Hasta pronto, don Fabio secondo.

 

Il Mattino

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