Famoso o sconosciuto? L’importante è il talento

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Previsione azzeccata. Sconfitta e squalificati. Arbitraggio pessimo, rigore inesistente, ammonizioni immeritate, domenica il Milan che punta alla Champions. Di Michele ha simulato, si sbraccia, viene meno la “lealtà sportiva”, tanto cara a Tosel. Vedremo se Zalayeta resterà la perla rara della giustizia sportiva. A Napoli è tutto chiaro, ormai. Inutile discutere sulle immagini. C’è da discutere, invece, sul fatto che queste cose le vediamo solo noi. Come se Napoli non facesse parte dell’Italia. La frase divertente nel servizio di Controcampo è stata: "C’è il sospetto che Di Michele inciampi da solo". Niente moviola, però. E prima, in occasione di Napoli-Siena, la frase illuminante è stata di Cesari, ospite di una trasmissione sportiva in città: "Mi chiedete perché a Controcampo non facciamo vedere i rigori non concessi al Napoli? Ma che problema c’è? Li facciamo vedere qui!". E qui sta il trucco. Capito? Il Napoli si deve accontentare della giustizia napoletana (e virtuale). Quella italiana, vera, si occupa del business del centro-nord e dei delicati rapporti tra le squadre di Palazzo.

Fin qui, danno relativo. Gli azzurri sono in posizione tranquilla e non rompono le scatole a nessuno. Ma il giorno in cui insidieremo le grandi, come la mettiamo con i piani alti del Palazzo? A De Laurentiis e Marino l’ardua impresa di “bombardare” l’attico e farsi valere nel mondo dell’informazione. L’ascesa del Napoli dovrà necessariamente corrispondere con la riforma del calcio.
A proposito di acquisti/cessioni e degli interminabili dibattiti sui grandi e rinomati giocatori da mettere a libro paga, faccio una provocazione: ma chi ha detto che non si può diventare grandi giocando nel Napoli? Giocatori di talento, in procinto di decollare, se si guarda alla sostanza, possono essere pari a quelli che un nome già ce l’hanno. Vedi Hamsik, Lavezzi & Co. In fondo mi pare che la simpatia che circonda il club, nonostante non abbia vinto niente se non la permanenza in A, sia dovuta proprio allo sfizio di costruire dal nulla qualcosa di importante. Con i tetti sugli ingaggi si fa una buona squadra, ma non una grande squadra. Così si dice. D’accordo fino a un certo punto. Non è detto che ci si debba svenare all’inizio. Poi, è chiaro che con la “gloria” devono venire pure i lauti ingaggi e qui non si può essere pidocchiosi.
Ma ritorno al concetto iniziale. Il talento non è dato dal danaro o dal nome (semmai in disarmo). L’importante, però, è non sbagliare talenti.
Antonio Mango

2 Commenti

  1. Il Giudice Tosel è un personaggio molto strano. Per due episodi analoghi usa metodi di valutazione diversi. Dice bene il Prof. Vigorita la giustizia dipende dal Potere. Fino a poco tempo fa ho sempre creduto che la sola Giustizia ordinaria ed amministrativa dipendesse dal “potere”. Ma oggi mi accorgo che anche quella sportiva dipende dal “palazzo”

  2. Aspettiamo che il giudice Tosel decida e poi giudicheremo , pero`possiamo giudicare senza timore di essere smentiti che Cesari e`sotanto un mercenario che quando e`milano dice una cosa (contro) e quando e`a napoli ne dice un altra ,e vi prego non chiamatemi vittimista , sperando che canale 34 rescinda il contratto e non lo faccia piu`. venire

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