Il Commento di Torino – Napoli

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Il Torino ha una serie di motivazioni alle quali non può sottrarsi. Il 4 maggio di 59 anni fa il grande Torino spegneva per sempre la sua storia, accendendo inconsapevolmente una leggenda, trovando schianto sulla collina di Superga. Oggi il suo pubblico chiede di onorare la memoria dei propri beniamini con una vittoria utile anche per allontanare la paura della retrocessione che sempre più cupa ha allungato la sua ombra sui granata. Il Napoli, invece, scende all’Olimpico quasi sazio del suo campionato con il blando intento di provare a conquistare i punti necessari per trovare l’Europa dalla porta di servizio, ovvero quell’Intertoto spettro in passato di parecchie società e che richiederebbe alla società partenopea uno sforzo economico e di risorse alle quali però De Laurentiis e Marino sembrano decisamente orientati. La partita però si dimostra più coerente alle aspettative dei granata che non a quelle azzurre, il Toro la fa sua non senza qualche difficoltà anche se è proprio il Napoli ad iniziare bene, sciolto in manovra e ben registrato da Gargano che tiene le chiavi della mediana, arriva all’8° la prima occasione del match sull’asse Domizzi – Hamsik, lo slovacco trova un varco sulla destra e serve in area Bogliacino il cui tiro trova la chirurgica opposizione di Sereni. I padroni di casa ci mettono un po’ a trovare le giuste misure in campo, Stellone si trova spesso isolato e spalle alla porta, mal supportato da Di Michele a sinistra e con Rosina largo a destra che regala su quella fascia una superiorità che Domizzi proprio sotto gli occhi di Reja non sfrutta a dovere. Navarro nel frattempo da buona mostra di sè sulle palle alte trovando l’occasione per sfoggiare riflessi e atletismo su una conclusione sporca ma ficcante di Di Michele. Poi il vento della partita gira improvvisamente al 25° quando l’arbitro reputa una caduta in area dello stesso attaccante granata da rigore, ammonendo contemporaneamente Domizzi per il presunto fallo commesso. Le immagini non danno giustizia alla decisione arbitrale, nella quale ha un ruolo decisivo la segnalazione del collaboratore di De Marco, resta il fatto che Rosina è bravo e freddo a spiazzare Navarro ed a portare in vantaggio il Toro, regalando alla sua squadra più brio e gagliardia perché da quel momento Stellone e Di Michele diventano pericolosi negli affondi, anche se la porta difesa da Navarro non subisce particolari pericoli. Seppur bravi in fase di possesso, gli azzurri lì davanti però non pungono, Bogliacino e Lavezzi non riescono a trovare spazi adeguati nell’attenta difesa a quattro schierata da De Biase alla ricerca della vittoria che rilancerebbe le quotazioni della sua squadra dopo le consecutive sconfitte con Inter e Roma, ma Reja dopo il riposo non ritiene ancora congruo il tempo per apportare correzioni alla squadra quando necessaria sembrerebbe la presenza lì davanti di un attaccante di ruolo come Calaiò, anche per dare modo a Lavezzi di sganciarsi dalla fitta maglia difensiva granata. E’ proprio l’argentino però a suonare la riscossa dopo un solo minuto di gioco, rapidissimo a liberarsi per il tiro che, pur sorprendendo Sereni, finisce di poco a lato. Poi inaspettatamente è Contini a regalare il momentaneo pareggio agli azzurri raccogliendo sottomisura e spedendo sotto la traversa un pallone vagante nato da un corpo a corpo di Santacroce e Lanna. A questo punto però gli azzurri sembrano stranamente disunirsi in difesa, laddove fino a quel momento ordine e controllo erano i risultati dell’applicazione della retroguardia davanti a Navarro, così non passano neanche tre minuti ed il Torino si porta di nuovo in vantaggio, bravo è Stellone nel difendere una palla sull’out destro e servire Di Michele in area libero e solo davanti a Navarro, nulle sono le sue difficoltà ad infilare nuovamente la porta dell’esordiente portiere argentino. La reazione azzurra sta tutta in una percussione di Hamsik con tiro di poco a lato e poi dopo arrivano ancora due occasionissime per i padroni di casa: la prima capita ancora sui piedi di Di Michele che, liberato magistralmente davanti a Navarro da Rosina, conclude clamorosamente sopra la traversa; la seconda capita invece sui piedi di Stellone che trova sul suo tiro i piedi di Navarro bravo a non cadere ed attendere invece la conclusione dell’ex attaccante partenopeo, il migliore in campo per i suoi. Ma che il “napoletano contro” o un “ex napoletano” sia il migliore in campo questa è storia vecchia. De Biase e Reja giocano con le panchine e provano a mischiare le carte con gli innesti di Grella, Recoba e Franceschini da una parte e Calaiò, Garics e Capparella, ma il tecnico azzurro perde decisamente il confronto perchè in pratica non accade quasi niente fino alla fine, anche se il Toro va in difficoltà psicologica ed abbassa troppo il suo baricentro il Napoli non ne approfitta e viste le sostituzioni eseguite da Reja forse niente chiedeva di più a questo match. Da segnalare solo un pericoloso colpo di testa di Calaiò al 82° e un paio di buone conclusioni fotocopia di Hamsik, un pò in ombra nella prima parte di gara, che sfiorano il palo alla sinistra di Sereni. Tralasciando le leggerezze dell’arbitro De Marco (rigore regalato al Toro e qualche ammonizione di troppo…) c’è da sottolineare che il Napoli seppur ordinato e ben messo in campo, almeno nel primo tempo, non ha dimostrato la giusta cattiveria per far sua una partita che era chiaramente alla sua portata, a dispetto di un avversario che, Stellone a parte, non ha dimostrato di avere gli stessi mezzi tattici e tecnici, ma la necessità di far punti ha fatto oggi la differenza. Reja nella seconda parte di gara sbaglia tutto, anche i tempi d’inserimento di Calaiò, in quanto tardivi. Ma assente la “cattiveria”, se le motivazioni da scontare erano quelle dell’accesso all’Intertoto allora dobbiamo registrare una certa mancanza di stimoli verso questa competizione, atteso che domenica al San Paolo arriverà un Milan ritrovato che deve vincere per avere intatte le speranze di accesso alla Champions League e ci sembra difficile ora che a Reja riesca di attestarsi sui 50 punti dichiarati che a fine stagione potrebbero garantire l’Intertoto. Marino allora vigili e stia attento, perché alle spalle ormai ad un punto solo c’è il Palermo e Zamparini è un presidente capace di mandare i suoi anche a zappare se fosse necessario.
Antonello Greco

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