Rivoluzione Barça: via Rijkaard, Ronaldinho e Zambrotta

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C’era una volta il Barcellona delle meraviglie, la squadra spettacolo, la formazione da sogno. Almeno fino a due anni fa, quando conquistò la sua seconda Champions a Parigi, battendo l’Arsenal. Tutto finito, il Barca non c’è più. Lontano anni luce dal Real nella Liga, avrebbe potuto salvare la stagione se avesse conquistato almeno la finale Champions. Nelle due semifinali con i red devils, il Barcellona non è stato capace di segnare lo straccio di un gol, proseguendo in un’astinenza che dura da oltre quattrocento minuti, vinte soltanto tre partite nelle ultime dodici disputate tra Liga e Champions. Un dato negativo che sa di clamoroso e di inspiegabile. Un attacco atomico che non è più capace di segnare. Con l’acquisto di Henry dall’Arsenal, Laporta credeva di aver messo su l’attacco dei sogni. Henry s’aggiungeva a Ronaldinho, ad Eto’o, a Messi. Li avevano definiti i quattro moschettieri. Senza dimenticare, Giovani e Bojan. un parco attaccanti stellare, di un altro pianeta. E sembra quantomeno ingiusto che ora si chiedano le dimissioni di Laporta. Avercelo un presidente così. Che cosa è accaduto al Barca? Rijkaard, da cinque anni sulla panchina della squadra catalana, lontano dall’idea di dimettersi, s’è trovato a gestire una situazione difficile. Impossibile far giocare insieme, sempre, i quattro moschettieri. Ci ha provato anche in alcune partite ma con risultati pratici scadenti a causa di un evidente disquilibrio tattico. E così Rijkaard ha dovuto fare di necessità virtù e ricorrere al turnover, o meglio alla costituzione di coppie diverse, talvolta al tridente. Ovviamente, con uno dei moschettieri fuori. C’è anche un’altra considerazione da fare: la scarsa forma di Henry accentuata dal mancato inserimento in uno schema d’attacco che gli è estraneo. Henry nell’Arsenal era il terminale offensivo unico, libero di spaziare su tutto il fronte d’attacco. Rijkaard quando ha scelto il francese l’ha relegato sulla fascia. Anche Eto’o ha avuto una stagione tortuosa, prima un grave incidente, poi forse un recupero affrettato per poter partecipare alla coppa d’Africa. Il camerunense sembra abbia perduto quello scatto rabbioso che lo rendeva imprendibile negli ultimi venti metri. Messi, fermato anch’egli da un grave infortunio, è stato comunque il migliore, e l’ha dimostrato anche nelle due sfide contro il Manchester. Un capitolo a parte è costituito da Ronaldinho. Fermo per infortunio (ed è vero) il brasiliano non ha fatto nulla per accelerare la ripresa. E Rijkaard nulla ha fatto per recuperarlo. Rottura completa tra il tecnico, gran parte dello spogliatoio ed il brasiliano abbandonato anche dalla torcida del Camp Nou. Eppure con Ronaldinho in campo le cose non erano andate male: 26 presenze, 15 vittorie, 7 pareggi,4 sconfitte e, soprattutto, 41 reti all’attivo. La crisi del Barcellona ha anche un’altra chiave di lettura: il desiderio di troppi giocatori di andare via. A cominciare da Ronaldinho che da tempo fa l’occhiolino al Milan. E poi Zambrotta il nostalgico, Deco l’insoddisfatto, Marquez che si sente incompreso. Una squadra spaccata, tra pochi samurai, come Pujol, e troppi Papillon alla ricerca dell’evasione.

 

Il Mattino

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.


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