Allenatori tra storia e tattica: il prossimo avversario del Napoli, Luigi De Canio

0
270

de_canio_udinese1_mar-2016Il Napoli ritrova sulla panchina dell’Udinese un altro suo ex allenatore, Luigi De Canio. Il tecnico lucano è stato richiamato quindici anni dopo dai Pozzo per traghettare l’Udinese verso una salvezza tranquilla, obiettivo davvero minimo per i friulani, che comunque sembrava essere a rischio sotto la gestione Colantuono. Andiamo a scoprire insieme ai nostri lettori la carriera e le principali caratteristiche del mister lucano raccontate da Napolisoccer.net.

 

De Canio calciatore
De Canio nasce a Matera, nel 1957, e nella squadra della sua città giocherà gran parte della propria carriera da calciatore. Esordisce a 18 anni, nel ruolo di terzino di fascia. La sua carriera è modesta e non va mai oltre pochi scampoli di partita in serie B. De Canio si trova a proprio agio, invece, sui palcoscenici di Serie C: vanta più di 300 presenze proprio in questi campionati tra la squadra della sua città, il Matera appunto, e Brindisi, Chieti, Salernitana e Livorno. Le sue ultime partite da professionista le gioca nella formazione Pro Italia Galatina, all’epoca anch’essa in C. Ritorna poi nella natia Basilicata per coprire il ruolo di allenatore-giocatore nel Pisticci, nelle serie dilettantistiche, e avviare così la propria carriera in panchina.

 

De Canio allenatore – Storia e carriera
Sulla panchina del Pisticci De Canio parte con la partecipazione a diversi campionati Interregionali, in uno dei quali contende la promozione tra i professionisti proprio al Matera, squadra della sua città. Nel 1993 arriva il debutto su una panchina di società professionistica: si tratta di una squadra campana, il Savoia. Coi biancoscudati per De Canio arrivano una salvezza in C2 e la promozione in C1. Seguono, in ordine, le panchine con Siena e Carpi, sempre in C1, e il debutto in B sulla panchina della Lucchese nella stagione 1997/98. Parte in questi anni una tradizione che De Canio manterrà sempre: la firma di soli contratti annuali da rinnovare o chiudere al termine della stagione in cui una squadra gli viene affidata.
Nel 98/99 subentra a Giorgini alla guida del Pescara, sempre in B. Alla fine dell’anno gli abruzzesi sono sorprendentemente quinti, perdendo la promozione in A a causa delle contestuali facili vittorie delle avversarie contro squadre che avevano già raggiunto i propri obiettivi. L’exploit gli vale l’esordio in A, alla guida dell’Udinese per la prima volta. I friulani esprimono un gioco divertente e raggiungono l’ottavo posto: De Canio viene confermato. Dopo quattro sconfitte consecutive viene però esonerato all’inizio della stagione successiva.
Arriva il 2001 e il Napoli lo riporta in Serie B: gli viene chiesta una promozione che a tutti appare impossibile considerate le pochissime alternative in rosa e la qualità dei giocatori a sua disposizione. E’ lui stesso a pronunciare la frase “non si possono fare le nozze con i fichi secchi”, parlando dell’obiettivo che la società gli propone. Nonostante questo, gli azzurri chiudono al quinto posto una stagione che li vede sfiorare la promozione, persa in casa contro una Reggina difensiva e cinica. Proprio la Reggina, l’anno successivo, lo chiama a campionato in corso per raggiungere la salvezza in Serie A, che arriva dopo lo spareggio con l’Atalanta.
Nel 2003-2004 subentra invece alla guida del Genoa, in B, salvando una squadra che avrebbe voluto essere promossa e che invece rischiava di retrocedere in C.  Nel gennaio 2005 è chiamato al Siena in Serie A, al posto di Simoni. Raggiunge due difficilissime salvezze consecutive ma lascia la squadra alla fine del campionato 2005/2006. Dopo una stagione priva di gloria alla guida del QPR di Briatore, torna in Italia sulla panchina del Lecce, in Serie A. Non riesce ad evitare la retrocessione dei Salentini in Serie B, ma nei due anni successivi ottiene una pronta risalita in massima serie e la salvezza che aveva mancato due anni prima. Viene poi chiamato a guidare di nuovo il Genoa nelle ultime cinque giornate del campionato 2011-2012, portando il Grifone ad una salvezza importantissima ottenuta all’ultima giornata. Confermato per la stagione successiva, dopo 9 giornate e 9 punti ottenuti, frutto di due vittorie, all’indomani della sconfitta casalinga per 4-2 contro la Roma, viene sollevato dall’incarico di allenatore dei rossoblu. Il suo ultimo ingaggio prima del ritorno a Udine, è stato col Catania: una parentesi molto negativa a cavallo tra il 2013 e il 2014, con due vittorie, due pareggi e sette sconfitte in undici giornate.

 

De Canio allenatore – Approccio, tattica, gestione della rosa
Luigi De Canio è forse uno degli allenatori più umili del panorama italiano. Nel corso della sua ormai lunga carriera si è trovato numerosissime volte a discutere delle prospettive della squadra che aveva allenato con le relative dirigenze, rifiutando puntualmente ogni proposta in cui la richiesta o le scelte societarie di mercato non lo convincessero (quasi tutte, ndr). La piazza napoletana sicuramente lo ricorda per il suo pragmatismo e per la sua capacità di mettere in campo una squadra equilibrata e capace di non lasciare spazio all’avversario attraverso un atteggiamento aggressivo ma abbastanza attendista.
In realtà la storia dell’allenatore mostra quanto sia riuscito a portare a risultati insperati quasi tutte le società in cui ha lavorato in passato, sorprendendo spesso anche le piazze di riferimento e lasciando i tifosi con l’amaro in bocca per il suo addio, praticamente sistematico. Il doversi confrontare con formazioni e giocatori diversi praticamente a ogni stagione ha reso De Canio uno dei tecnici più duttili del nostro campionato: nessuno degli schemi di base gli è alieno e conosce quasi ogni soluzione di gioco che tende a modellare in base alla rosa a propria disposizione.
Ciò che ha accomunato tutte le squadre allenate dal materano è un atteggiamento non rinunciatario, consapevole di dover giocare ogni partita con una possibilità di vincere anche contro avversari molto più titolati e tecnici. Questo può avvenire soltanto attraverso l’organizzazione di gioco, faro centrale degli insegnamenti di De Canio.
L’Udinese, in questo senso, è ancora alle prese con la conoscenza del proprio nuovo allenatore e il cambio in panchina, avvenuto a metà marzo: la sosta delle nazionali può aver favorito un apprendimento più rapido. A ogni modo, De Canio sembra essersi innestato nel “solco storico” della squadra bianconera, impostando da subito la difesa a tre con due laterali che devono partecipare a entrambe le fasi, e un tipo di gioco che dovrebbe portare i due attaccanti a segnare molte reti.

 

Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net



LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here