Amarcord di Pierpaolo Marino

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L’ "Io mi ricordo", romagnolo e di felliliana memoria, è per Pierpaolo Marino.  Era quasi il principio di tutto, era la neogenesi azzurra, era Napoli Soccer.
Ricordo la nostra stretta di mano al Vincenzo Presti, quasi quattro anni fa. Addì, il 9 ottobre del 2005. C’era un clima di sana festa, una domenica siciliana, il rispetto pro e dei tifosi avversari. Io respiravo ancora il dramma dell’inevitabile fallimento della vecchia società, mentre bruciava ancora dentro  la mancata promozione in B della stagione precedente. Era tutto così nuovo, mai provato. Era ancora viva in me, quanto spaesata, la gloria che fu di scudetti e coppe. Qualche centinaio di ultras, giunti da Napoli, già mostravano insofferenza con qualche striscione polemico: uno era tutto per Carraro, un altro lamentava i venti euro spesi per il biglietto che a loro dire era un prezzo da racket. Marino non si scompose però, era molto più magro, sorridente, sembrava veramente felice, sinceramente sorpreso di vedere fin quiggiù tante maglie azzurre. Compreso quella che indossavo io: era bianca la mia robe di kappa, su cui campeggiava orgogliosamente in petto la scritta azzurra: NAPOLI. Egli, appena arrivato in tribuna, la scorse e stranamente i suoi occhi si fecero quasi  commossi. Come un bambino sincero ed affettuoso venne verso di me, che avevo il seggiolino poco distante dal suo, per stringermi la mano ringraziandomi. Di cosa, mi chiesi tra sorpresa e stupore. Forse fu per la mia presenza, ma Gela è a mezz’ora da casa mia ed è stata la trasferta più vicina che ho fatto in vita mia per il Napoli. Per me esserci era un atto dovuto, di fede, così come fu anche la trasferta di Zurigo, in Uefa contro il Wettingen vennt’anni prima. Così, rivolgendogli un personale apprezzamento per la mission che De laurentiis gli cucì addosso,  gli dissi: "Direttò, sei un grande, in bocca al lupo per questa nuova avventura!". Poi aggiunsi: "La prossima volta, la mano, ce la stringiamo a San Siro" e lui: "Molto presto, promesso!". Poi gongolando raggiunse la sua postazione, forse, in quel momento, da solitario artefice di un’ardua ed ostica rinascita, si è sentito un uomo meno solo. A San Siro poi non ci siamo più incrociati, anche perchè lui prese l’abitudine a stare in panchina. Ora, salutiamoci così, senza rancore: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammece ‘o passato. E per il futuro, visto che non lo riesco ancora ad immaginare professionalmente alle dipendenze di un altro club, gli auguro di rivivere quanto prima le stesse gioie azzurre, magari compiendo la stessa scalata con il "suo" Avellino, da presidente però.

Antonello Greco – Redazione NapoliSoccer.NET

 

3 Commenti

  1. credo che con i passaggi di categoria si sia perso lo spirito che tu descrivi. tutti dirigenti compresi si sono gonfiati il petto ed hanno dimenticato i valori di umiltà, determinazione e compattezza che ci hanno fatto risorgere dalla polvere. Quel clima si è man mano perso fino a far divenire il napoli una società ermetica, antipatica, asociale ed oscurantista. Rimpiango il clima da te descritto…

  2. penso che tutto sia andato a rotoli dall’arrivo del Napoli in serie A.Marino si è poi rivelato quello che è sempre stato un provincialista – mentre Dela ha le idee da megalomane e non conosce la parola umiltà che significa, Oggi la frittata e fatta …le cose come sono andate sono sotto gli occhi di tutti – campagne acquisti sbagliatissime (qui Dela ha ragione da vendere)-gelosie-spogliatoi in subbuglio – allenatori sbagliati e un presidente che parla quando dovrebbe stare zitto,che paragona il mondo del calcio con quello del cinema!!!.Ragazzi stiamo messi davvero male!!!!….inoltre l’ambiente è quello che è.!!!..i.giocatori in gamba -se il Napoli non si affaccia in Europa a Napoli nn metteranno mai piede…ma in tutto questo grigiore e nonostante la nostra delusione sullo stato delle cose…. l’amore per la nostra squadra è intatto.

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