Maradona: “Quel gol di mano, mi pento”

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Il pentimento? Un privilegio. E il privilegio se l’è consentito Maradona. «Potessi tornare indietro cambierei la storia, non lo rifarei», ha detto a Londra, in casa dei suoi vecchi, dichiarati, storici nemici. Così s’è scusato per quel gol di mano che all’Azteca fece fuori l’Inghilterra nei quarti del Mondiale. «Ma un gol resta un gol. L’Argentina divenne campione del mondo e io il miglior giocatore del pianeta. Non posso cambiare la storia. Tutto ciò che posso fare – ha detto al tabloid Sun l’ex pibe che va per i quarantotto – è andare avanti». Ventidue anni dopo quel gesto immorale ed immortale, ventidue anni dopo quella furbizia entrata di diritto nelle genialità del calcio d’ogni tempo, Maradona ha chiesto scusa. Gesto nobile, forse. Apprezzato in Inghilterra dove per la prima volta Maradona s’è squagliato davanti ai complimenti di chi sino a ieri non gli aveva risparmiato nulla, ma non condiviso in Argentina, dove la gente non ha gradito che venisse abbattuto il mito della «mano de Dios». «Mucha cabeza para jugar al futbol, pero muy poca cabeza para razonar», uno dei commenti più sprezzanti, che non ha neppure bisogno d’esser tradotto. Chissà se Maradona prima o poi si pentità d’essersi pentito, ma intanto l’Inghilterra del pallone un poco si sente risarcita. Eppure sino a ieri Diego quella storia della «mano de Dios» l’aveva vissuta e raccontata in altro modo e sempre con soddisfazione. «Sì, feci gol intenzionalmente. Lo feci perché io sono piccolo e Shilton è alto uno e ottantasei e di testa non l’avrei mai battuto. Fu spontaneo quel gesto. E non fu la prima volta. L’avevo già fatto a Fiorito, nelle serie inferiori, e qualche volta anche in campionato», aveva raccontato. Aggiungendo poi un paio di particolari assai gustosi eppure poco noti. «Dopo il gol, abbracciandomi, qualche mio compagno mi disse «stiamo rubando» e io, ripensando alla guerra della Falkland e a ciò che gli inglesi ci avevano portato via gli risposi «chi ruba a un ladrone ha cent’anni di perdono». E ancora: «A fine partita Shilton con impeccabile stile britannico mi disse che non mi avrebbe invitato alla sua partita d’addio e io gli risposi: «Mi dispiace. Stanotte non riuscirò a dormire». In Inghiterra, dove non ha escluso di poter vivere in futuro esperienze da manager di calcio, Maradona è rimasto solo pochi giorni, ma ha avuto il tempo di visitare il centro sportivo del Chelsea e di assistere a due partite: Manchester United-Tottenham di coppa e Arsenal-Newcastle di Premier League. Pensando alla Nazionale inglese che non attraversa un gran momento, Diego ha detto che Capello, nuovo ct inglese, prima che sulla tattica dovrà lavorare sulla psicologia dei calciatori che riescono a essere campioni solo quando giocano nei club. L’unica freccia avvelenata Maradona l’ha riservata a Beckham, lo Spice boy «tagliato» anche da Capello. «È un ragazzo simpatico, raggiungerà anche quota cento in Nazionale, ma è solo un buon giocatore e nulla più. Non appartiene alla categoria dei campioni. Di calciatori come lui nel mondo ce ne sono a centinaia». Lasciata l’Inghilterra, Diego s’è spostato a Madrid, dove la seconda figlia, Gianinna, s’è trasferita qualche settimana fa per stare accanto al suo fidanzato: il giovane fenomeno argentino dell’Atletico Sergio Leonel «Kun» Aguero. Un «noviazgo» che ha avuto la benedizione di papà Diego che tra qualche giorno volerà in Cile per una partita di showball. Diego sarà in Italia il 22 maggio per l’addio al calcio della Nazionale cantanti.

Il Mattino

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

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