San Paolo blindato, viaggio nella centrale di videocontrollo hi-tech

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I segreti della sala operativa dell'impianto di Fuorigrotta. Ottantanove telecamere registrano ogni movimento sospetto.
Lo stadio San Paolo, il vecchio impianto di Fuorigrotta, sarà mai all'altezza dell'Emirates Stadium dell'Arsenal a Londra o della Allianz Arena del Bayern a Monaco? Ovvero sponsorizzatissime astronavi di vetro, acciaio, cemento e luci, piene di moderni shop del club, ristoranti, bar, centri commerciali,centri convegni, musei dei club, e utilizzabili anche per concerti e convention varie? Risposta: almeno per un punto sì. Per la cabina di controllo della sicurezza che negli ultimi mesi si è rafforzata per volontà del Comune di Napoli e della Questura. Lo stadio di Fuorigrotta e le zone che lo circondano sono state letteralmente “tappezzate” di telecamere ad alta definizione. Ottantanove per l'esattezza. Tutte dotate di zoom e rotazione a trecentosessantagradi.
Occhi vigili. Ore e ore di registrazioni. Un lavoro delicato, attento, coordinato dal vice questore aggiunto Paolo Esposito. Sono arrivati i primi arresti e i primi fermi, come quelli in occasione della gara con il Milan, per il lancio di fumogeni o per quanti si sono divertiti a puntare con il laser gli occhi degli avversari in campo. Identificati grazie alla telecamere e pubblicizzati in maniera quasi perversa dai media. Una capillare rete di occhi elettronici vigili. Attenti. Chilometri di cavi in fibra ottica che smistano il segnale delle videocamere a decine di monitor posti all'interno dell'impianto.
Privacy. La privacy? Beh, indubbiamente per dirla tutta un sacrificio c'è. George Orwell l'aveva immaginato come incubo di una società totalitaria del futuro, nel suo romanzo «1984»: l'occhio c'è e scruta tutto. In ogni angolo dello stadio e nei suoi dintorni. Dovunque essi siano. Ma se questo può regalare la tranquillità di andare allo stadio con i propri familiari, senza cedere al ricatto del tifo violento.
Stadio blindato. «Una qualità dell’immagine sorprendente che fa del San Paolo un sorvegliato speciale. Una centrale hi-tech per garantire la sicurezza di tutti». A parlare è il vicequestore aggiunto Paolo Esposito, a capo del Gos, il Gruppo operativo di sicurezza. Un lavoro delicato, di coordinamento e di grande responsabilità. Una partita che spesso si gioca sul filo del rasoio. Questione di attimi e il «fotogramma-chiave» per individuare un sospetto, il protagonista di un gesto violento, può svanire. «Cerchiamo di prevenire situazioni di rischio registrando con le telecamere tutti i momenti di contorno a una partita: prima, durante e dopo il match. Quest’attività – spiega Esposito – ci ha permesso anche di individuare lo scorso anno tre persone mentre usavano i puntatori laser per disturbare i giocatori». Il capo della struttura è convinto che questo capillare sistema di monitoraggio può rendere il San Paolo un luogo sicuro. Ma lancia un appello a quanti vogliono vivere lo stadio: «L'elemento fondamentale resta sempre il rispetto dei valori sportivi». Insomma, nello stadio di Napoli batte un cuore hi-tech per la sicurezza di tutti. Mai come oggi non è un errore poter definire il San Paolo uno stadio blindato.

Redazione NapoliSoccer.Net – fonte: il mattino



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