28 marzo 1991, calò il sipario per Diego

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Positivo all’antidoping. Cocaina. I giornali scrivono: rischia una squalifica di due anni. I giornali annunciano: è la fine. Diego Armando Maradona. Il prelievo è stato effettuato dopo una partita con il Bari. La Figc annuncia di volere sospendere subito l’argentino. La notizia è una bomba. Ma la sorpresa non c’è. Qualcuno sapeva, molti intuivano. Maradona nella polvere. Il vizio – si saprà poi – è antico: risale ai tempi di Barcellona, prima tappa europea del Pibe de Oro prima di arrivare a Napoli. Diego in serata nomina come perito il professor Donike, lo stesso che esaminò Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul. In quello stesso mese Maradona era già finito per due volte sotto inchiesta come «assuntore e cessore» (così sta scritto nei verbali) di sostanze stupefacenti. Il finale è scritto. Cala il sipario, e cala violentemente e con tutto il peso della Storia, sulla parabola di un campione unico e inimitabile.
 

Corriere dello Sport

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

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