Marino: “Ecco come deve cambiare il calcio italiano”

2
19

Direttore Marino, la spaventa l’onda lunga del crack finanziario?
«Nell’immediato no, ma nel medio lungo periodo qualcosa accadrà. È ancora difficile capire la natura degli effetti della crisi. Forse ci sarà un calo di pubblico, di investimenti, di introiti televisivi. Tutto il sistema subirà un ridimensionamento».
Come evitare il tracollo?
«L’unica ricetta possibile è quella di tenere in ordine i bilanci, e poi il calcio italiano dovrebbe adeguarsi a ciò che accade nel resto del mondo».
In che senso?
«Penso agli stadi di proprietà. Da noi, a parte il progetto della Juventus, ancora non ce ne sono. Non si può sperare nell’arrivo di investitori stranieri in queste condizioni. Nessuno è attratto economicamente dal semplice titolo sportivo, le società dovrebbero avere anche un patrimonio "immobiliare" capace di generare ricavi».
Anche la Lazio ha un suo progetto per lo stadio…
«Lo so. Lotito è un personaggio tenace e pratico, e si sta muovendo bene. La sua idea della Cittadella della Lazio è sicuramente vincente, ma dubito che andrà a buon fine».
Perché?
«La politica spesso costituisce un intralcio a queste iniziative. Quando ero direttore sportivo della Roma con Dino Viola stavamo pianificando il progetto dello stadio sulla Romanina. Ma alla fine non se ne fece nulla».
Cos’altro invidia al calcio straniero?
«Sono d’accordo con Galliani quando parla di sistema fiscale italiano svantaggioso. Se ci adeguassimo alle regole spagnole saremmo molto più competitivi in campo internazionale».
Il tetto agli ingaggi potrebbe essere una soluzione per tagliare i costi?
«In Italia si parla di Salary Cup da molti anni, ma io sono scettico. Non credo che Berlusconi o Moratti lo accetterebbero. E poi il problema degli ingaggi è un altro».
Quale?
«È giusto che i campioni guadagnino tanto, perché riempiono gli stadi e generano ricavi. Il problema sta negli stipendi altissimi che si pagano a tanti giocatori mediocri che non "scaldano" i tifosi».
A proposito di pubblico. In B c’è stata una vera e propria fuga dagli stadi. Può essere un avvertimento anche per la massima serie?
«No, perché si tratta di campionati troppo distanti, che generano interessi diversi. La serie B paga anni di investimenti sbagliati che, nelle ultime stagioni, sono stati mascherati dalla presenza di squadre importanti che facevano da cassa di risonanza. Andrebbe cambiato tutto, anche la formula del campionato». 
Cosa pensa del 6+5 per salvaguardare i vivai?
«Non è la soluzione. In Italia non abbiamo un problema di talenti, basta vedere le varie nazionali Under sempre ai vertici mondiali. Gli stranieri sono utili per creare un confronto e migliorarci. Più che altro mi aspetto che Platini faccia qualcosa per proteggere i giovani che hanno contratti da amatori e ci vengono strappati con quattro soldi dall’Inghilterra. È quella la battaglia da combattere».

 

(fonte: Il Tempo)
 

Condividi
Articolo precedenteNapoli: l’ultima idea si chiama Forlin
Prossimo articoloCalcio, Real Madrid: Pronti 21 milioni per Di Maria
Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

2 Commenti

  1. buona sera ,voglio solo ribadire a Marino che anche il napoli fa pare del sistema mi spiego il napoli a una numerosa rosa a disposizione ma giocano sempre gli stessi ci sono almeno 8 giocatori che non giocano mai
    Savini,D.Bona,,Pià,Grava,Amodio,Gianello,Montervino Russotto,ho per dissensi della soceta ho l’allenatore non li vede non giocano quindi sono soldi buttati al vento ,consiglio di venderli, e inserre giovani fortissimi ,è ragazzi della primavera cosi si da l’esempio

  2. E’ vero che i talenti stranieri nella squadra possono creaere confronto ed imitazioni. Però occorre necessariamente limitarne il numero. Poichè il calcio è soprattutto un gioco si possono creare al proprio interno regole anche in contrasto con la normativa giuridica del lavoro. A mio modo di vedere una squadra di seria A dovrebbe schierare in campo almeno 4 giocatori della propria regione, non più di tre stranieri ed i rimanenti quattro di altre regioni. Inoltre, nessun giovane potrà essere ingaggiato da squadre straniere dalle scuole calcio senza l’assenso della squadra più rappresentativa della regione di appartenenza della scuola-calcio. Questi sono concetti espressi in modo elementari e generici da approfondire da parte dei tecnici del calcio italiano ed europeo in modo da evitare abusi e soprusi. Sono, però, fermamente convinto che i tifosi si recheranno ancor più numerosi agli stadi per ammirare i propri beniamini locali.

LASCIA UN COMMENTO